Sono qua, seduta davanti alla spiaggia. Mi concentro su ogni minimo dettaglio, a partire dalla schiuma, alla forma delle rocce, ai gabbiani che volano insieme e individualmente e intanto mi focalizzo sul respiro. Chiudo gli occhi. Sento il vento accarezzarmi il viso ,orecchie e spalle; una carezza molto piacevole dal momento che il sole mi sta facendo bruciare la testa. Lo iodio mi invade. Sono felice. Felice di essere qui, nel presente. Mi rendo conto di star vivendo nel presente e basta. Senza programmare nulla, senza pensare a ieri o a stamattina. Siamo soltanto io e l’adesso.
La mattinata é iniziata con una chiamata di lavoro che non é arrivata, e il patto era “se mi chiama vado, se non mi chiama esco…non so dove andrò, ma esco”. Dal momento che non ho ricevuto alcuna chiamata, ho preso lo zaino, le cuffie, le chiavi, ho messo le scarpe, e sono uscita. Nello zaino avevo un libro, documenti, telo (non si sa mai che mi voglio coricare in spiaggia) e acqua. É quasi ora di pranzo, dunque decido di andare in un supermercato per comprarmi qualcosa da mangiare e bere. Compro dei grissini, dei biscotti e uno yogurt da bere alla fragola, che col caldo di mezzogiorno non può essere che super piacevole. Sono vicino alla fermata del bus che mi può portare fino a Genova Nervi. “Ok dai lo aspetto, arriva tra 9 minuti”. Intanto mi guardo intorno: macchine, moto, camion, autobus, studenti che attraversano le strisce, cani portati a passeggio, persone con la spesa, e in tutto ciò il sole ci guarda dall’alto. La giornata sta andando avanti. Arriva il bus, salgo e prendo posto. Mentre son seduta decido di tirare fuori il mio libro da leggere intitolato “La profezia della curandera”. É un libro che ho acquistato circa 1 anno fa, ma giusto una settimana fa ho deciso che avrei voluto riprendere a leggere. Di fatti ho finito un libro comprato a Gennaio, per poi comprarne un altro il giorno stesso “Come una notte a Bali” di Gianluca Gotto, per poi finirlo 5 giorni dopo, per poi riprendere il primo menzionato e finirlo ieri, e per poi riprendere un giallo thriller comprato sempre un anno fa. Tutto chiaro giusto? Bene. Arrivata a Genova Nervi scendo, e mi avvio verso la fermata del bus che avrei preso fino a 4 minuti da Bogliasco, che avrei poi raggiunto a piedi. Cerco di trovare la strada con Google Maps, ma non trovo nulla. Chiedo ad un autista, gli dico che seguendo la strada di Google Maps finivo verso una strada chiusa, e lui mi dice che era giusta, perché lì avrei dovuto salire delle scale. Lo ringrazio e mi riavvio verso il punto in cui mi trovavo prima. Mi ritrovo davanti delle scale in mezzo al verde, e le inizio a salire. Vedo una signora dal balcone di casa sua che mi guarda, dal momento che ero di fronte a lei, e l’unica cosa che ci separava era un muretto . Avanzando vedo che la strada in fondo é chiusa da un cancelletto. Inizio a chiedermi perché e dove cavolo fosse questa fermata. Faccio qualche passo indietro, e vedo che la signora continua a guardarmi sospettosa. Mi rigiro e mi rivolgo a lei
“Scusi, buongiorno, posso farle una domanda?”
“Si mi dica” mi risponde. Dalla sua risposta capisco che viene da Napoli, e inizio a pensare come fosse finita a Genova Nervi (nel senso curioso della frase).
Le spiego il mio problema e mi dice che avevo sbagliato, perché lì ero in proprietà privata. Oh cazzo. Perfetto. Mi spiega che le scale che avrei dovuto prendere erano quelle di sotto, frontali al supermercato. La ringrazio e scendo le scale. Una volta giù trovo le famose scale che mi aveva detto l’autista. Le salgo, fino a trovarmi una strada verso sinistra e una verso destra. Indovina quale ho scelto? La sinistra. Era quella giusta? No. Stavo rifinendo in proprietà privata. Continuando verso destra e salendo le scale, vedo che Google Maps é dalla mia parte. Finalmente. Arrivo dalla fermata. Vedo che c’é un tabellone stampato con gli orari e le destinazioni degli autobus. Vedo che posso andare a Rapallo, quindi mi dico perché no. Il tempo di capire bene l’orario, mi giro, e l’autobus mi passa davanti. Top. Quello dopo sarebbe passato dopo un’ora, quindi non mi sembrava il caso, perciò decido che ne avrei preso uno che passava dopo 20 minuti e mi avrebbe lasciata a Recco. E Recco sia! Mi metto sulla fermata, in modo tale che questa volta l’autista mi veda. Arriva il bus, salgo, prendo posto e mi siedo. Guardo dal finestrino alla mia destra. Il paesaggio é stupendo. La Liguria é proprio bella, e il Levante ha un qualcosa di magico. Poter godere di tutto ciò é una grande fortuna. Poter godere di un mare blu e di un cielo così limpido e azzurro.

Arrivata a Recco chiedo a due signore se per il ritorno il bus si sarebbe fermato lì, e loro mi dicono di sì indicandomi la corsia. Perfetto. Ora non ho assolutamente idea di dove andare, ma sono da sola, quindi posso andare dove voglio! Mi avvio verso il mare. Mi incammino verso un portico, convinta che a breve avrei visto sbucarlo, di fatti dopo qualche minuto vedo dell’azzurro. Eccolo! C’é un mini parco giochi con qualche panchina, ma decido di continuare a camminare. Cammino fino al molo. Non c’é nessuno, tranne qualche signora che prende il sole, qualcuno che nuota, e una ragazza seduta che pranza per conto suo. Decido di sedermi proprio lì dal molo, e di pranzare con una vista stupenda. Mi siedo, e inizio a godermi questo momento prezioso. Tiro fuori i grissini, e inizio a mangiarli. Dopo un po’ arriva un uccellino, per la precisione un passero mattugio, che si ferma accanto a me e piano piano avanza, poi vola e si mette frontalmente a me, e poi a sinistra. Penso che magari ha fame, quindi rompo un pezzetto di grissino e glielo avvicino, ma lui vola via. Peccato penso.

Il tempo scorre molto lentamente. Metto via il telefono. So che ore sono solo grazie alla campana della Chiesa alle mie spalle, che mi informa ogni mezz’ora a suon di Dong. Qualcuno arriva, si siede, mangia e va via. Passa qualche turista. Fa qualche foto, e va via. Io rimango lì seduta, ferma, a guardare così intensamente il mare che finisco per non vedere più nulla, a causa della luce riflessa sull’acqua. Mi metto a leggere il mio libro.
Dopo un po’ guardo l’ora e mi rendo conto che son passate due ore. Io ho finito il mio libro e ho la testa che va a fuoco. Forse é meglio ripararsi. Dal momento che il giorno dopo avrei lavorato decido di tornare a casa. Mentre metto via le mie cose vedo che ritorna il passero di prima. Mi allontano e vedo che prende il pezzo di grissino di prima con il suo becco e vola qualche passo più in là, per poi godersi il suo grissino che voleva da prima! Sorrido, che bella scena. Così semplice e bella. Quando dicono che le cose semplici sono le più belle hanno proprio ragione. Guardo ancora una volta il panorama promettendomi un altro appuntamento come questo. Ripercorro la strada all’indietro, ma non riesco a trovare la fermata. Vedo una signora che sta aprendo il suo negozio
“Buongiorno, scusi se la disturbo, le posso chiedere dove si trova la fermata del 775?”
“Sì guarda devi andare dritto di qua, poi giri a sinistra dove c’é la farmacia, e vai sempre dritta, vedrai che poi ti ritrovi il ponte davanti dove si trova la fermata”
“Perfetto, la ringrazio tanto, buona giornata!”.
Faccio come mi ha detto, e rieccomi alla fermata di prima. Chiedo ad una ragazza lì seduta se il 775 si sarebbe fermato alla corsia specificata dalla signore di prima, e mi risponde di sì, che sarebbe dovuto arrivare a breve. Attendo un paio di minuti e poi lo vedo arrivare. E anche questa volta salgo, prendo posto e metto le cuffie. L’autobus parte e io faccio partire Lana del Rey con Margaret. Poesia. Tutto così poetico, magico. Vorrei che le parole potessero trasmettere cosa io stavo provando in quel momento. Ero grata e felice. Felice del tempo che avevo deciso di avere con me stessa, e grata di quello che questo mini viaggio mi aveva dato. Perché a volte basta davvero poco. A volte basta fare qualcosa di diverso, e stare in propria compagnia.
Una volta a casa mi seno un po’ rintronata. Mi doccio e mi guardo allo specchio. Ho due braccia rosse, bruciate, la faccia stanca dal sole, ma vedo anche qualcos’altro: un viso felice. Finalmente.